Nucleare: soluzione o problema?

Pubblicato il | ottobre 18, 2009 | Nessun commento

nucle-300x198Recentemente il consiglio comunale si è espresso positivamente riguardo alla possibilità di adottare il nucleare come fonte di energia. A tal proposito ci è sembrato necessario esprimerci circa l’effettiva fattibilità ed economicità del nucleare nel nostro Paese. In seguito all’accordo italo-francese è stata programmata la costruzione di 4 centrali sul nostro territorio,i cosiddetti EPR di terza generazione, non tenendo conto che,con il referendum del 1987,gli italiani si pronunciarono molto chiaramente con l’80% dei dissensi. Molti media hanno espresso grandi entusiasmi,ma sono realmente giustificati?
E’ stato divulgato che le 4 centrali coprirebbero il 25% del fabbisogno di energia elettrica ma tale dato dovrebbe essere ridotto ad un più verosimile 14%.

Considerando che un reattore da 6,4 GW lavorerebbe circa l’80% delle 8760 ore annuali(producendo complessivamente 44,4 TWh) e che,secondo Terna(azienda che si occupa della pubblicazione di dati statistici sull’energia elettrica in Italia),i consumi elettrici italiani corrispondono a 320 TWh annui,è chiaro che la percentuale più attendibile è appunto 14%. Tutto ciò sempre supponendo che i consumi elettrici restino costanti,ipotesi piuttosto improbabile considerando che il tempo necessario per ultimare una centrale è di almeno 10 anni.
L’unico reattore EPR in costruzione è situato a Okiluoto,in Finlandia. Dall’autorizzazione(nel 2000) alla previsione di completamento(2012),i finlandesi impiegheranno 12 anni per la realizzazione. Altro quesito di cui non si sente molto parlare sono i costi. Il reattore finlandese doveva costare 3,7 miliardi di euro,ma i vari problemi e ritardi hanno provocato un incremento a 5,2 miliardi. In Italia spenderemmo quindi qualcosa come 20 miliardi di euro e,nella più ottimistica delle ipotesi,i lavori sarebbero ultimati dopo il 2020. 

E’ necessario a questo punto soffermarsi su di un altro punto:l’uranio è una risorsa non rinnovabile. Secondo il sito australiano Uranium Information Center(l’Australia ha il 39% delle riserve mondiali di uranio), la terra dispone allo stato attuale 3,6 milioni di tonnellate di uranio. Stiamo parlando dell’uranio estraibile con costi inferiori a 130$ al Kg. Secondo lo stesso sito ogni anno vengono consumate circa 67000 tonnellate di uranio;perciò, sempre supponendo che i consumi rimangano invariati,l’uranio a buon mercato si esaurirà in circa 54 anni. Terminata questa disponibilità si dovrebbe ricorrere a fonti non convenzionali(fosfati dell’acqua,acqua di mare) facendo letteralmente lievitare i costi. Risulta piuttosto evidente che tutto ciò che si dice sull’eventuale indipendenza energetica del nostro Paese è inattendibile;dipenderemmo dall’uranio(ed il suo prezzo è già in costante aumento) e parimenti dal petrolio. Basti pensare che la tanto decantata Francia consuma 1,46 tonnellate di petrolio per abitante contro l’1,31 dell’Italia(dati del 2007). Probabilmente tutte queste motivazioni basterebbero da sole a far desistere,tuttavia i problemi più gravi sono altri. Siamo sicuri che 23 anni dopo Chernobyl il nucleare sia sicuro? La risposta è che non esiste un nucleare sicuro. Analizzando la situazione nelle vicinanze di una centrale si possono riscontrare delle forti anomalie nelle emissioni radioattive,anche 4-5 volte le consentite,come nel caso della centrale francese di Tricastin. L’esposizione a tali emissioni possono provocare nel medio-lungo termine una maggiore incidenza di alcune malattie come la leucemia. Nella regione tedesca di Elbmarsch vi è la maggiore incidenza di leucemia infantile del mondo:78 nuovi casi all’anno su centomila,rispetto ad una media USA di 5,5. Il numero di casi ha cominciato ad aumentare 3 anni dopo l’apertura della vicina centrale di Krummel;il responsabile è con ogni probabilità il trizio,isotopo radioattivo dell’idrogeno,rilasciato dalla stessa.
Rimane totalmente irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Esistono diversi tipi di scorie.1)Scorie di estrazione:cioè residui dell’estrazione dell’uranio dalle miniere contenenti emettitori alfa come il radio.2)Scorie di arricchimento:conseguenza dell’arricchimento a cui deve essere sottoposto l’uranio per il suo utilizzo. La scoria conseguente è l’uranio impoverito,isotopo debolmente radioattivo spesso utilizzato per le armi. Esso diventa pericoloso se respirato o ingerito sotto forma di polveri sottili,ad esempio un’esplosione. L’uranio impoverito utilizzato dagli americani in Kosovo nel 1999 ha già causato la morte per leucemia o linfoma di Hodgkin di 40 militari italiani,250 risultano ammalati.3)Scorie di fissione:sono le più dannose in assoluto e per tal motivo devono essere immagazzinate in siti sicuri(da terremoti e acqua) per un tempo pari ad un’era geologica. Ciò naturalmente a costi elevatissimi e con eventuali rischi di contaminazione delle falde acquifere. Non certo un problema trascurabile per le generazioni future. Inoltre incidenti nucleari gravi sono sempre possibili. Secondo quanto affermato dal nobel per la fisica Rubbia “esiste un calcolo delle probabilità per cui ogni cento anni un incidente è possibile:e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali”. E’ un rischio sostenibile? Nell’incidente di Chernobyl vennero rilasciate radiazioni pari a cento volte le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Isotopi come Cesio 137 e Stronzio 90(che si fissano nel corpo umano) contaminarono 350 mila Km quadri. Secondo l’ OMS le vittime furono circa 4000, secondo Greenpeace circa 200000, in realtà allo stato attuale è difficile fare stime poiché gli effetti sono ancora tangibili e lo saranno per altre centinaia da anni. Nel territorio colpito il numero di aborti spontanei è aumentato del 23%, le malformazioni congenite dell’80%. L’incidenza del cancro alla tiroide è aumentato dalle 8 volte(in Ucraina) alle 26 volte(in Bielorussia). 

Non è un caso che il nucleare abbia subito dal 1986 un brusco calo nella nuova potenza installata. 
Gli Stati Uniti, il Paese che produce più energia nucleare,non costruisce più centrali ormai dal 1978. Le energie rinnovabili sono ormai prossime al sorpasso anche nella potenza prodotta,ed i dati sulla loro crescita parlano chiaro.


In Spagna l’eolico copre il 27% del fabbisogno energetico nazionale superando di fatto i 6 reattori presenti nel territorio iberico. Bisognerebbe seguire l’esempio della Navarra,una regione Spagnola dove il 70% del fabbisogno energetico è coperto dall’eolico,e si punta al 100% entro il 2010. Siamo realmente sicuri che il nucleare sia la soluzione…e non il problema?



FONTI:www.ecoa
lfabeta.blog
osfere.it;la Repubblica;Report;www.ecoblog.it.

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